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Vintage 2018: gli aiuti di Stato protagonisti davanti al giudice amministrativo

Roberto Caranta

The paper analyses the recent case law from the Italian administrative courts dealing with different State aid issues, both relating to ex ante control and to follow on actions. It designs the scope of the administrative courts’ areas of intervention, pointing out both at the strengths and the weaknesses of the recent judgements.

PAROLE CHIAVE: giudice amministrativo - Stato protagonisti - vintage 2018

   

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Sommario:

1. Premessa: i giudici nazionali e gli aiuti di Stato - 2. Il giudice amministrativo e gli aiuti di Stato - 3. Arriva Italia: la difficile liberalizzazione del servizio ferroviario - 4. Liberty Lines: sul dovere di revocare aiuti illegittimi - 5. Telecom Italia s.p.a.: sulla revoca di un aiuto a posteriori illegittimo - 6. Ligi Tecnologie Medicali s.p.a.: sempre vera revoca? - 7. Enchiridion Curiae: il ruolo del giudice nel controllo degli aiuti di Stato nel caso CINECA - 8. La casistica sul diritto d'accesso - 9. Una digressione sul ruolo delle azioni risarcitorie - 10. Le aree di intervento del giudice amministrativo - 11. Conclusioni, anche sulle ragioni del ritardato intervento della giurisdizione amministrativa e sui prevedibili sviluppi della giurisprudenza in materia - NOTE


1. Premessa: i giudici nazionali e gli aiuti di Stato

I giudici nazionali hanno un ruolo specifico nel verificare il rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato [1]. In analogia con la terminologia statunitense in materia di antitrust si parla al proposito di private enforcement delle disposizioni del Trattato in materia di aiuti di Stato cui sono riconosciuti effetti diretti [2], in contrapposizione al public enforcement della stessa disciplina affidato alla Commissione dall’art. 108 TFUE [3]. I poteri dei giudici nazionali in materia sono stati sviluppati in modo molto analitico nella Comunicazione della Commissione relativa all’applicazione della normativa in materia di aiuti di Stato da parte dei giudici nazionali del 2009 [4]. I giudici nazionali possono innanzitutto identificare gli aiuti di Stato interpretando l’art. 107, comma 1, TFUE, se del caso rivolgendosi alla Commissione per chiarimenti ovvero sollevando questione pregiudiziale [5]. Parimenti, e con le stesse alternative procedurali, i giudici nazionali possono applicare regolamenti di esenzione per categoria o più ampi come il Regolamento (UE) 2017/1084 della Commissione che modifica il Regolamento (UE) 2014/65 per quanto riguarda gli aiuti alle infrastrutture portuali e aeroportuali, le soglie di notifica applicabili agli aiuti alla cultura e alla conservazione del patrimonio e agli aiuti alle infrastrutture sportive e alle infrastrutture ricreative multifunzionali, nonché i regimi di aiuti a finalità regionale al funzionamento nelle regioni ultraperiferiche, e modifica altresì il regolamento (UE) n. 2014/702 per quanto riguarda il calcolo dei costi ammissibili [6]. Tale opera di qualificazione come aiuto di Stato eventualmente esentato dall’applicazione dell’obbligo di notifica preventiva alla Commissione è propedeutica ad uno dei due ruoli fondamentali svolti dai giudici nazionali, ovvero vigilare sul rispetto dell’obbligo appena menzionato e di quello di standstill in attesa di pronuncia della Commissione. Spetta, infatti, esclusivamente alla Commissione l’esaminare se le misure di aiuto proposte siano compatibili con il Trattato, salvo naturalmente la sottoposizione della decisione relativa al sindacato della Corte generale e, in appello, della Corte di Giustizia. I giudici nazionali, invece, non hanno il potere di dichiarare che una misura di aiuto di [continua ..]

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2. Il giudice amministrativo e gli aiuti di Stato

In Italia il giudice amministrativo è il giudice naturale dei provvedimenti amministrativi, compresi quelli adottati in materia di aiuti di Stato. A tale giudice compete disporre della più parte dei rimedi indicati dalla Comunicazione. Infatti, nel richiamare gli elementi costitutivi della nozione di aiuto di Stato di cui all’art. 107, § 1, TFUE, la recente Comunicazione della Commissione sulla materia ricorda che la «concessione di un vantaggio direttamente o indirettamente mediante risorse statali e l’imputabilità di queste misure allo Stato sono due condizioni cumulative separate per la sussistenza degli aiuti di Stato» [17]. Orbene, nei «casi in cui un’autorità pubblica conceda un vantaggio a un beneficiario, la misura è per definizione imputabile allo Stato, anche se l’autorità in questione gode di autonomia giuridica da altre autorità pubbliche. Lo stesso avviene nei casi in cui un’autorità pubblica designa un organismo pubblico o privato per gestire una misura che conferisce un vantaggio. Infatti, il diritto dell’Unione non può tollerare che il semplice fatto di creare enti autonomi incaricati della distribuzione di aiuti permetta di aggirare le regole in materia di aiuti di Stato» [18]. La stessa nozione di aiuto di Stato, quindi, presuppone che il beneficio sia stato concesso da un’autorità pubblica o dietro previo conferimento del relativo potere da parte di una simile autorità. Il giudice amministrativo naturalmente conosce delle controversie relative ai provvedimenti amministrativi relativi alla concessione di un aiuto. Parimenti natura provvedimentale ha la revoca dell’aiuto concesso illegittimamente, secondo quando previsto in base all’art. 108, § 2, TFUE. Ancora una volta la giurisdizione del giudice amministrativo è in rerum naturae. A scanso di equivoci, l’art. 133, comma 1, z-sexies del Codice del processo amministrativo oggi riconduce espressamente alla giurisdizione e­sclusiva del giudice amministrativo le controversie relative agli atti ed ai provvedimenti che concedono aiuti di Stato in violazione dell’art. 108, § 3, TFUE e le controversie aventi ad oggetto gli atti e i provvedimenti adottati in esecuzione di una decisione di recupero di cui all’art. 16 del regolamento (UE) n. 2015/1589 a [continua ..]

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3. Arriva Italia: la difficile liberalizzazione del servizio ferroviario

Il primo caso rilevante si inserisce in un ampio contenzioso riguardante la lenta liberalizzazione del servizio ferroviario. Al centro del caso l’ipotesi “classica” di aiuto di Stato – la concessione di risorse finanziarie – reinterpretata come puro pasticcio all’italiana [26]. La Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici s.r.l. a socio unico (lo Stato attraverso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), affidataria per la Regione Puglia della gestione e manutenzione di un’infrastruttura ferroviaria (estesa per 474 km) e dei servizi di trasporto pubblico passeggeri su ferro e servizi integrativi e/o sostitutivi di trasporto su gomma, si trovava prossima allo stato di insolvenza. L’art. 1, comma 867, legge 28 dicembre 2015, n. 208 (la legge di stabilità 2016) a) prevedeva il commissariamento, da disporre con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; b) demandava al commissario straordinario la predisposizione di un piano industriale per il risanamento in vista dell’alie­na­zione della società e c) autorizzava a carico del bilancio dello Stato per l’anno 2016 una spesa di EUR 70 milioni «al fine di assicurare la continuità operativa della società» nelle more dell’attuazione del piano di risanamento. Il Ministro nominava il commissario e, pochi mesi dopo, nell’agosto 2016, con proprio decreto disponeva altresì il trasferimento della propria partecipazione totalitaria nel capitale di Ferrovie del Sud Est a Ferrovie dello Stato Italiane s.p.a., società a sua volta interamente partecipata dal Ministero dell’e­conomia e delle finanze, senza alcun corrispettivo. Il decreto indicava che l’acquirente era stato individuato sulla base di tre criteri: a) «efficientamento delle partecipazioni pubbliche nell’ambito di una riorganizzazione all’interno di un insieme economico unitario facente capo al medesimo proprietario (Ente Stato)»; b) «sussistenza in capo al soggetto a cui è trasferita la partecipazione di qualità industriali e patrimoniali tali da fornire garanzia alla continuità del lavoro e del servizio, nonché del ceto creditizio…»; c) «risanamento della società, tenuto conto del patrimonio netto negativo» della stessa. La cessione veniva perfezionata nel novembre 2016, dopo che [continua ..]

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4. Liberty Lines: sul dovere di revocare aiuti illegittimi

Una diversa vicenda, questa volta relativa al servizio di navigazione, approda nel 2018 al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia e riguarda l’affidamento del servizio di trasporto per le isole minori [42]. L’incumbent, in allora Ustica Lines s.p.a., poi Liberty Lines s.p.a., aveva impugnato il bando per l’affidamento del servizio lamentando che la base d’asta fosse troppo bassa. Peraltro Ustica Lines s.p.a. era anche l’unica partecipante alla gara nelle more svolta. Avendo la stessa presentato un’inammissibile offerta al rialzo, la gara andava deserta. Un nuovo bando prevedeva una base d’asta significativamente più elevata. Il contratto veniva aggiudicato sempre alla Ustica Lines s.p.a., unica concorrente rimasta in gara, con un ribasso minimo. La società continuava a prestare il servizio, ma il contratto non veniva stipulato essendo iniziato un procedimento di annullamento in via di autotutela degli atti di gara motivato dal mancato rispetto dei criteri della giurisprudenza Altmark della Corte di giustizia in materia di compensazione degli obblighi di servizio pubblico. In buona sostanza, dall’asserita sottocompensazione si sarebbe passati ad una illegittima sovracompensazione. Il provvedimento di autotutela, adottato mentre si svolgevano indagini penali sul dirigente regionale che aveva agito quale responsabile unico della procedura di gara, era impugnato da Liberty Lines, la quale, peraltro, continuava a gestire ulteriormente il servizio nelle more della conclusione di un nuovo procedimento di scelta del contraente. La ricorrente e poi appellante lamentava lesione del proprio legittimo affidamento e del principio di proporzionalità e chiedeva altresì il risarcimento del danno. Con pregevole e ben scandita motivazione, il Consiglio di giustizia amministrativa rileva che il bando non aveva rispettato quantomeno il secondo e il terzo dei criteri Altmark, secondo i quali i criteri di calcolo della compensazione vanno determinati in via generale, preventiva e trasparente, ed in ogni caso la compensazione non può eccedere quanto necessario per coprire i costi, tenendo conto sia degli introiti che si ricavano dal servizio che di un margine ragionevole di utile. Il rispetto della quarta condizione, in base alla quale la scelta dell’impresa deve avvenire con procedura di gara (in alternativa, la [continua ..]

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5. Telecom Italia s.p.a.: sulla revoca di un aiuto a posteriori illegittimo

Nel 2007 la Regione Sardegna affidava alla Telecom Italia s.p.a. la concessione del finanziamento finalizzato all’ampliamento dei servizi di banda larga nelle zone svantaggiate della Sardegna. Il progetto era preventivamente notificato alla Commissione Europea, la quale, con decisione n. 222/2006 del 22 novembre 2006, riteneva l’aiuto compatibile con il Trattato. La decisione dava atto che, qualora alla fine del periodo di monitoraggio dovesse ri­sultare un market failure minore rispetto a quello previsto, le autorità italiane avevano precisato che la Telecom Italia sarebbe stata tenuta alla restituzione proporzionale del cofinanziamento erogato, oltre agli interessi. All’esito del monitoraggio, avendo la Regione Sardegna accertato l’assenza di market faiure, disponeva la restituzione integrale del contributo fino a quel momento erogato, oltre interessi. La società ricorrente lamentava che la Regione avesse provveduto autonomamente a chiedere la restituzione degli importi versati nonostante la decisione non potesse essere considerata quale condizionata e il potere di chiedere la soppressione o modifica di aiuti di Stato attuati spettasse in esclusiva alla Commissione europea. La ricorrente contestava inoltre la modalità di calcolo degli interessi. Il TAR adìto, compilata una silloge delle disposizioni rilevanti del diritto dell’Unione europea, dubitava della competenza della Regione a decidere autonomamente dell’abusività dell’aiuto sia alla luce del TFUE che del diritto secondario e, pertanto, sollevava relativa questione pregiudiziale di interpretazione o, in subordine, di validità della disciplina regolamentare. Chiedeva inoltre lumi sulle regole applicabili agli interessi [43]. La vicenda presenta non banali questioni classificatorie che implicitamente il giudice ha rinviato alla Corte di giustizia, riguardanti sia la configurabilità nel caso de quo di una decisione condizionata, sia e ancor di più in relazione alla nozione di aiuti attuati in modo abusivo. È un peccato che tali questioni non siano state più esplicitamente enunciate.

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6. Ligi Tecnologie Medicali s.p.a.: sempre vera revoca?

Nel 2001 la Ligi Tecnologie Medicali otteneva, in via provvisoria, un’age­volazione finanziaria per la realizzazione di un nuovo impianto industriale nel quadro di uno schema di finanziamento per zone economicamente depresse. Nel 2010 era disposta la revoca della agevolazione in quanto, a seguito di verifiche istruttorie, erano stati riscontrati rilevanti scostamenti rispetto agli indicatori occupazionali ed ambientali. Il provvedimento era impugnato dalla beneficiaria che lamentava la lesione del legittimo affidamento e del termine massimo per la revoca di cui all’art. 21-nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il Consiglio di Stato rileva come il finanziamento ricada nella disciplina europea degli aiuti di Stato [44]. Trattandosi di un istituto eccezionale, l’ammini­strazione può disporre il finanziamento nei soli casi e con i limiti previsti dal diritto europeo. Su tale base, secondo il Consiglio di Stato, «la decadenza ha in realtà una funzione sanzionatoria, che non ne consente l’inquadramento, al di là del nomen iuris utilizzato dal legislatore, né quale annullamento, né quale revoca in senso stretto», il che esclude l’applicabilità dell’art. 21-nonies legge 7 agosto 1990, n. 241. Inoltre, e non senza una certa contraddizione terminologica, il Consiglio di Stato rileva l’inapplicabilità della disposizione osservando che «la revoca va disposta in quanto il procedimento sostanzialmente è ancora in itinere, essendo l’assegnazione del beneficio economico solo “provvisoria”, come tale destinata a consolidarsi nel provvedimento definitivo ovvero, al contrario, nella sua sottrazione, all’esito dei previsti controlli finali» [45]. Nella fattispecie non vi sarebbero ritardi, essendo stati rispettarti i tempi per le verifiche, né sarebbe leso il legittimo affidamento della società, «allorquando essa stessa ha violato gli obblighi che a suo tempo erano stati assunti e la cui esistenza aveva avuto un decisivo rilievo per la concessione del beneficio». La sentenza, al di là della sua possibile rilevanza teorica in punto qualificazione degli atti di “ritiro”, costituirà senz’altro un precedente in punto verifica della sussistenza di un affidamento meritevole di tutela. Dal punto di vista comparatistico, è [continua ..]

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7. Enchiridion Curiae: il ruolo del giudice nel controllo degli aiuti di Stato nel caso CINECA

Passa l’estate e un altro rilevantissimo caso di aiuti di Stato viene deciso dal Consiglio di Stato [48]. Nel caso CINECA un competitor, Be Smart s.r.l., chiedeva l’annullamento del decreto che aveva assegnato al CINECA, società partecipata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – MIUR e da università e centri di ricerca, un contributo per l’anno 2015, quantificato in € 11.000.000,00 per il “supercalcolo”; e in € 18.700.000,00 per il funzionamento dei servizi messi a disposizione dello stesso MIUR e del sistema universitario. La ricorrente, sul presupposto che la misura economica erogata avesse la natura di aiuto di Stato, contestava sia la violazione dell’art. 107, parr. 1 e 3, TFUE, in quanto il decreto oggetto di gravame non avrebbe rispettato le condizioni ed i criteri per considerare compatibili con il mercato interno le misure di aiuto di Stato volte a promuovere progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, che la violazione dell’art. 108 TFUE e del regolamento UE n. 659/1999, i quali impongono agli Stati membri che intendano erogare un aiuto, sia di notificare preventivamente la misura alla Commissione europea, sia di non dare esecuzione all’aiuto prima che la Commissione lo abbia debitamente autorizzato, con propria decisione ex art. 108 TFUE, dichiarandone la compatibilità con il mercato interno (obbligo di standstill). La sentenza della Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha una forte valenza didattica, il supremo giudice amministrativo dandosi carico di illustrare il quadro europeo di riferimento in relazione non solo alla disciplina sostanziale degli aiuti di Stato, ma anche con specifico riguardo alla legittimazione al ricorso e al ruolo e quindi ai poteri del giudice amministrativo. Quanto all’aspetto della legittimazione al ricorso del competitor, il Consiglio ricorda che «la procedura di controllo basata sul rapporto Commissione-Stato (public enforcement) non sarebbe efficace se non affiancata da un modello di controllo incentrato anche sulle azioni che i singoli concorrenti dei beneficiari e terzi interessati possono proporre dinanzi alle corti interne (private enforcement). Le azioni intentate da questi ultimi ‒ volte ad ottenere, segnatamente: la sospensione del pagamento dell’aiuto illegale; il recupero dello stesso [continua ..]

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8. La casistica sul diritto d'accesso

Accesso e trasparenza sono vitali per il contenzioso sugli aiuti di Stato, e come tali sono oggetto di specifico approfondimento in altro contributo in questo fascicolo. In questa sede, derogando all’ordine cronologico sin qui seguito, le sentenze relative a tale tema saranno brevemente ricordate sia per completezza che per fornire ulteriore materiale alle considerazioni che seguono. In effetti, nello stesso giorno in cui il Consiglio di Stato rinviava le questioni pregiudiziali nel caso Arriva Italia s.p.a. per il servizio di trasporto regionale in Puglia, lo stesso Consiglio si pronunciava su una richiesta di accesso della stessa Arriva [56]. Arriva aveva impugnato il parziale diniego di accesso oppostogli dalla Regione Sardegna agli atti inerenti al contratto di servizio tra quest’ultima e Trenitalia. Arriva aveva manifestato alla Regione il proprio interesse industriale a svolgere il servizio di trasporto in questione ed aveva pertanto sollecitato l’amministrazione a fornire tutte le informazioni di carattere tecnico, economico e gestionale relative al servizio medesimo, ottenute le quali aveva presentato un proprio progetto prevedente, a suo dire, risparmi consistenti rispetto al contratto in essere. A fronte della scelta di attribuire il contratto al concorrente, Arriva aveva chiesto di avere accesso al contratto con Trenitalia e ai documenti menzionati nella determinazione di affidamento: documenti di analisi comparativa, proposta commerciale di Trenitalia e relativa integrazione, proposta finale e parere dell’esperto della Regione. L’accesso era concesso solo parzialmente, escludendolo per altri documenti richiesti contenenti informazioni di natura commerciale, industriale, economico-finanziaria che assumono carattere di riservatezza per il controinteressato Trenitalia. Il Consiglio di Stato, pur riconoscendo che la qualità di operatore del settore economico oggetto dell’affidamento legittimi Arriva all’impugnazione, esclude il diritto d’accesso ai documenti ulteriori rilevando che lo stesso art. 7 del regolamento (UE) n. 2007/1370 relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia indica gli obblighi pubblicitari in materia, per il resto rimandando al diritto nazionale l’applicazione di misure idonee a garantire la tutela giurisdizionale. Ora, secondo il Consiglio di Stato, gli strumenti pubblicitari previsti da tale Regolamento sarebbero [continua ..]

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9. Una digressione sul ruolo delle azioni risarcitorie

L’analisi del private enforcement della disciplina degli aiuti di Stato, e più ampiamente del ruolo giocato dai giudici nazionali nell’assicurare il rispetto della disciplina dell’Unione europea in materia, richiede che venga dedicata specifica attenzione ai profili risarcitori. Al proposito occorre distinguere innanzitutto le azioni portate dai competitors contro il beneficiario dell’aiuto dalle azioni promosse contro lo Stato – lato sensu – che abbia concesso il beneficio. Le prime non sono allo stato regolate dal diritto dell’Unione europea [58]. Alle seconde si applica invece la ben nota giurisprudenza Francovich sulla responsabilità degli Stati membri per violazioni del diritto dell’Unione europea [59]. Storicamente, le azioni risarcitorie contro il beneficiario hanno rappresentato la prima fase del private enforcement in Italia [60]. Il riferimento è innanzitutto ai casi Saremar. La storia è nota. Attraverso una holding, lo Stato controllava le società che gestivano il trasporto navale con le isole. A fronte dello stato di decozione della holding, si provvide alla sua privatizzazione previo trasferimento alle Regioni interessate del capitale sociale nelle società controllate, compresa la Sardegna Regionale Marittima – Saremar. Nelle stagioni estive 2011 e 2012 i competitors privati di Saremar incrementarono significativamente il costo dei biglietti. Il “governo” sardo 1) diede indicazioni alla controllata Saremar di offrire nuove tratte a prezzi calmierati; 2) concesse a Saremar un contributo di 3 milioni di Euro per promuovere con spazi pubblicitari sulle proprie navi il turismo in Sardegna, e 3) concesse una garanzia bancaria di 3 milioni di Euro e deliberò un aumento di capitale di circa un milione. Nell’ambito di un più generale procedimento riguardante la “privatizzazione” dei servizi di trasporto navale, la Commissione europea adottava una decisione riguardante gli aiuti a Saremar i cui contenuti verranno esaminati a breve [61]. Nel frattempo, due competitors di Saremar la citavano in giudizio per il risarcimento dei danni conseguenti ad asseriti prezzi predatori praticati grazie agli aiuti di Stato ricevuti. In base ad una giurisprudenza ormai risalente, [continua ..]

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10. Le aree di intervento del giudice amministrativo

La casistica è innanzitutto distinguibile secondo il crinale che separa ex ante ed ex post (follow on), cioè tra sentenze che pronunciano sul mancato rispetto degli obblighi di comunicazione e di standstill e sentenze che riguardano il recupero di aiuti ritenuti illegittimi o comunque usati in modo diverso rispetto a quanto previsto nella decisione di autorizzazione. Si tratta peraltro di distinzione puramente descrittiva, senza valore euristico. Più rilevante, e solo parzialmente sovrapponibile con quella appena richiamata, è la distinzione da un lato tra sentenze che riguardano, almeno in potenza, l’affidamento di contratti pubblici e/o di servizi di interesse economico generale – e che costituiscono la parte più significativa, non solo numericamente, del contenzioso – e, dall’altro lato, altre pronunce. Tra le sentenze e­saminate in questo contributo, solo Ligi Tecnologie Medicali non è riconducile alla prima area, trattandosi di un puro caso di sovvenzione ad un’attività economica [72]. Il grosso del contenzioso ha riguardato aiuti, talvolta solo (o solo ancora) asseriti tali, riguardanti servizi di interesse economico generale [73], raccolti attorno ad un ricco nucleo di casi relativi al trasporto ferroviario locale [74]. Non è una coincidenza [75]. Al di là delle considerazioni più generali che seguiranno nel testo, quella che caratterizza il servizio ferroviario è, secondo felice formula, una «liberalizzazione incompiuta» [76]. Come ricorda l’Autrice, «La liberalizzazione “graduale” […] è il probabile frutto della considerazione che una caratteristica comune dei trasporti ferroviari europei è l’elevato livello di sussidi statali» [77]. Le stesse authorities sono intervenute in proposito con una segnalazione congiunta avente ad oggetto le procedure per l’affidamento diretto dei servizi di trasporto ferroviario locale [78]. Accanto al nucleo riguardante il trasporto ferroviario locale, ancora un trasporto, quello marittimo, e poi il servizio di banda larga. Infine, fuori dai servizi di interesse economico generale e venendo piuttosto ad interessare la generale materia degli appalti pubblici, un affidamento diretto di servizi informatici. Il motivo di questa concentrazione del contenzioso [continua ..]

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11. Conclusioni, anche sulle ragioni del ritardato intervento della giurisdizione amministrativa e sui prevedibili sviluppi della giurisprudenza in materia

Resta da rispondere alla domanda circa le ragioni più generali per le quali il giudice amministrativo solo oggi viene a conoscere un ricco contenzioso in materia di aiuti di Stato. Un elemento in tal senso pare possa individuarsi in una certa path dependancy della professione legale, per così dire un po’ lenta nell’individuare nuove vie di azione. Colpisce che nel caso relativo alle Ferrovie del Sud Est il motivo relativo agli aiuti di Stato sia diventato la principale via di attacco contro una sovvenzione solo in appello di fronte al Consiglio di Stato. D’altra parte, come ricordato, il precedente significativo round di private enforcement in materia di affidamento di servizi di interesse economico generale di trasporto marittimo si era piuttosto risolto in azioni risarcitorie portate davanti ai giudici ordinari dai competitors nei confronti del beneficiario degli aiuti illegittimi [85]. La scarsa efficacia dei rimedi offerti dal giudice ordinario può contribuire a spiegare perché Arriva abbia piuttosto scelto la via del ricorso giurisdizionale amministrativo. Tale ricorso può portare all’eliminazione in radice del provvedimento di concessione dell’aiuto e alla conseguente adozione di misure di ripristino della par condicio fra concorrenti quali non solo la restituzione dell’a­iu­to (i casi Liberty Lines e Telecom Italia, pur relativi all’impugnazione di provve­dimenti di recupero dell’aiuto, forniscono utili indicazioni circa le regole in proposito applicabili), ma anche l’effettiva messa in concorrenza del servizio o contratto illegittimamente riservato ad uno specifico operatore economico partecipato dallo Stato o da altro ente pubblico. In altri termini, nel contenzioso relativo ai trasporti ferroviari locali (così come pure nel caso CINECA), il new entrant cerca di acquisire quote di mercato più che ottenere un risarcimento per perdita di competitività conseguente alla concorrenza sleale del percettore dell’aiuto. In tale specifico senso vanno lette le azioni intraprese da Arriva e, secondo lo schema dell’ideological plaintiff, da Be Smart. Le sentenze e gli altri provvedimenti rese a partire dal 2018 dal Consiglio di Stato, dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia e da alcuni TAR indicano che la giurisdizione amministrativa gioca [continua ..]

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NOTE

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