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Editoriale

Marcello Clarich

In occasione del Convegno di presentazione della Rivista, svoltosi a Roma il 29 maggio 2014, Marcello Clarich ha tenuto una Relazione introduttiva dal titolo “La riflessione scientifica attuale sulla regolazione dei mercati”. D’accordo con l’Autore, pubblichiamo tale Relazione come Editoriale del presente numero.

PAROLE CHIAVE: relazione introduttiva

La regolazione dei mercati è stata da sempre al centro di riflessioni dottrinali e di dibattiti politici. Si pensi soltanto in epoche storiche ormai lontane alle discussioni tra i mercantilisti e i fautori del libero mercato.

Limitandoci ai periodi più recenti, che hanno un rilievo non limitato alla cerchia degli specialisti di storia economica e di storia del pensiero economico, si possono distinguere, pur con qualche semplificazione, nell’esperienza italiana, tre fasi principali.

Una prima fase, dominante a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, con un apice negli anni Sessanta e presente fino agli anni Novanta, è stata caratterizzata dal modello dello Stato interventista e del governo democratico dell’economia. Una seconda fase si è sviluppata nei decenni successivi e ha visto affermarsi il cosiddetto Stato Regolatore. Una terza fase si è aperta in seguito alla crisi sistemica finanziaria ed economica del 2008 che ha portato a un ripensamento dei modelli, delle categorie e degli strumenti della regolazione.

La prima fase è stata segnata da un paradigma antitetico rispetto a quello della libera concorrenza, intesa come principio generale nei rapporti economici, della regolazione leggera e della devoluzione ai privati delle attività di erogazione dei servizi pubblici.

La tradizione legislativa, scientifica, culturale dominante non poneva all’e­poca alcun limite giuridico né all’ambito di intervento dello Stato, né agli strumenti a sua disposizione.

Com’è stato osservato (F. MERUSI) la dottrina italiana degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso aveva concentrato la propria attenzione soprattutto sulla programmazione economica, sia generale sia settoriale, sulle direttive amministrative, sulle riserve legali di attività, sul regime dei prezzi autoritativi, ecc.

Si pensi per tutti alle riflessioni di Massimo Severo Giannini in tema di diritto pubblico dell’economia, che impostano l’analisi della regolazione economica quasi esclusivamente dal punto di vista dei poteri amministrativi e del pubblico interesse. In particolare, l’interpretazione dell’art. 41 Cost. pone l’accento non già sul primo comma, che enuncia il principio di libertà economica, bensì sul secondo comma che pone il limite dell’utilità sociale. Una siffatta impostazione legittima ogni forma di interventismo pubblico giustificato dall’interesse pubblico, stabilito dallo stesso legislatore, senza alcun tipo di argine giuridico. In quegli stessi anni, la giurisprudenza della Corte costituzionale usava un criterio estremamente blando di controllo della legittimità costituzionale delle leggi che introducevano [continua..]

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