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La tutela antitrust nel XXI secolo

Margherita Ramajoli

Sommario:

1. La parabola dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato: testi e contesti - 2. La parabola della disciplina antitrust: testi e contesti - NOTE


1. La parabola dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato: testi e contesti

La legge antitrust compie trent’anni. In questo lasso di tempo è cambiato molto. È cambiata la stessa legge n. 287/1990, che ha subito numerose modifiche rispetto al suo impianto originario. È cambiata la disciplina europea, sem­pre più interventista, come testimoniato dalla recente direttiva ECN+ [1]. Sono cambiati i poteri dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che non sono più unicamente indicati nella sua legge istitutiva. È cambiato il contesto politico, geografico, economico e sociale di riferimento. Il corso del tempo ha consentito alla fisionomia dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato di emergere in maniera più chiara. Alle origini l’Autorità si caratterizzava essenzialmente [2] per la sua funzione di adjudication, ossia di intervento ex post volto a reprimere le condotte imprenditoriali non rispettose del buon funzionamento dei mercati. Del resto, nel 1988 il progetto di legge presentato da Guido Rossi attribuiva all’apparato giudiziario il compito di perseguire gli illeciti antitrust, anche se poi ha prevalso la linea governativa, incarnata dal disegno di legge Battaglia, a favore dell’istituzione di un apparato amministrativo ad hoc dotato di poteri decisionali propri di tipo ordinatorio e sanzionatorio. La primigenia centralità della funzione di aggiudicazione (che comunque è sui generis, visto che l’Autorità agisce sempre d’ufficio e mai su iniziativa di parte) è confermata dal fatto che l’AGCM è stata all’avanguardia nel mimare nei suoi procedimenti il processo giudiziario. L’Autorità infatti ha interpretato sul serio gli obblighi di informare, ascoltare e motivare in un momento in cui le garanzie di tipo procedimentale non avevano ancora trovato completa accettazione da parte delle amministrazioni di tipo tradizionale, nonostante la pressoché coeva legge n. 241/1990 spingesse in tal senso. Ulteriore riprova del ruolo assorbente svolto inizialmente dall’attività di adjudication è ricavabile dalla fioritura di un vero e proprio filone di studi dottrinali inteso a valorizzare la terzietà dell’AGCM al punto da assimilare l’Autorità agli organi giurisdizionali [3]. Questa iniziale raffigurazione, comunque già [continua ..]

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2. La parabola della disciplina antitrust: testi e contesti

Non solo l’AGCM è cambiata nel corso del tempo. Pure il contesto attuale è profondamente diverso rispetto a quello in cui è stata emanata la legge antitrust, che era caratterizzato da una grande fiducia nel completamento del progetto europeo e quindi nelle nascenti liberalizzazioni e privatizzazioni [16]. Il contesto attuale è anche inaspettatamente diverso rispetto a quello di pochi mesi fa, in ragione dell’emergenza sanitaria. La pandemia ha accelerato alcuni processi economici già in atto e due di essi meritano di essere sottolineati per le loro implicazioni in materia antitrust [17]. La crisi, da un lato, ha messo ancora più in luce la fragilità della nostra economia nazionale (ed europea), dall’altro, ha acuito la nostra dipendenza dalla e-economy. Il primo fenomeno ha creato un terreno fertile per nuove forme di intervento pubblico intese, in via congiunturale, a fronteggiare l’emergenza e, sul medio e lungo periodo, a ricreare il mercato e rilanciare l’economia, anche in un’ottica di difesa delle imprese strategiche nazionali [18]. L’insidia insita in queste operazioni è oltrepassare la sottile linea di confine che separa sussidi, deroghe, proroghe in funzione anticrisi da quelle in funzione meramente assistenzialista oppure cristallizzanti privilegi [19]. Sul versante antitrust la questione coinvolge il tema degli aiuti di Stato e, più in generale, porta a chiedersi se e fino a che punto le politiche concorrenziali siano relegabili in secondo piano davanti a esigenze attualmente reputate prioritarie, quali la tutela dei livelli occupazionali e la tenuta sociale della collettività [20]. La tentazione di un rilassamento della disciplina antitrust è ricorrente durante i periodi di crisi. Basti pensare alla sospensione della normativa statunitense negli anni Trenta del secolo scorso, ma anche al dibattito in occasione della recessione finanziaria a livello globale esplosa nel 2008 [21]. Del resto, già prima della crisi scatenata dal Covid-19 si era discusso a livello europeo della riforma del controllo delle concentrazioni per favorire il consolidamento di campioni eurounitari, come ben emerge dal Manifesto franco-tedesco di politica industriale [22]. Tuttavia, un rilassamento della disciplina antitrust rischia di produrre effetti negativi permanenti e di far dimenticare che anche [continua ..]

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NOTE

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