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Frank Pasquale, New Laws of Robotics. Defending Human Expertise in the Age of AI, The Belknap Press of Harvard University Press, Cam-bridge, Massachussetts & London, England, 2020, p. 313

Laura Ammannati

1. L’inarrestabile evoluzione della Intelligenza Artificiale (IA) e della robotica ha definitivamente sottratto alla fantascienza le tre leggi che Isaac Asimov nel 1942 immaginava di imporre ai robot[1] e che rendevano radicalmente incompatibile con i propri comportamenti ogni danno al loro creatore e in generale agli esseri umani. Le tre leggi della robotica divenute poi quattro nel 1985[2] han­no rappresentato non solo un geniale espediente narrativo ma anche una sorta di iniziale regolazione dell’IA.

Come Frank Pasquale [3] riconosce nella Introduzione al suo ultimo libro “New Laws of Robotics. Defending Human Expertise in the Age of AI”, le tre leggi hanno esercitato nel tempo una considerevole influenza. Numerosi sono stati i tentativi di discutere la loro validità e la loro possibile applicazione. Sono in­fatti evidenti le difficoltà, come nel caso della prima legge, laddove si cerchi di applicarla, ad esempio, ai veicoli a guida autonoma: questi promettono di ri­dur­re ogni anno di molte migliaia gli incidenti ma, d’altra parte, possono causare l’espulsione dal mondo del lavoro di migliaia e migliaia di autisti salariati. Allora la domanda è se questo autorizzi i governi a bandire o rallentare l’ado­zione delle auto a guida autonoma. Le leggi di Asimov non aiutano a dare una risposta ad interrogativi di questo tipo.

Se la tecnologia si sta evolvendo verso una progressiva automazione delle attività, dall’assunzione dei lavoratori alla valutazione del merito creditizio al governo e alla gestione delle società, questa trasformazione muta l’equilibrio preesistente tra macchine e umani anche nell’organizzazione della vita quotidiana. In effetti sembra oggi possibile ritrovare un equilibrio tra questi due poli ed evitare che l’IA metta in pericolo le nostre vite e il nostro lavoro poiché siamo ormai in possesso dei mezzi che permettono di imbrigliare le tecnologie dell’automazione piuttosto che esserne catturati o trasformati.

Una tale idea che può sembrare a molti una affermazione di mero buon senso così da non richiedere, come afferma lo stesso A., un intero libro per difenderla racchiude invece alcune inaspettate implicazioni di non facile soluzione. Nel mondo del lavoro, ad esempio, la narrazione prevalente [4] è quella di un futuro di disoccupazione di massa poiché la macchina, se apprende ciò che l’umano fa, potrà senza dubbio sostituirlo. Obiettivo che almeno una parte dell’industria della robotica vuole promuovere e perseguire.

Tuttavia una diversa narrazione è possibile ed è quella raccontata in questo libro. L’IA e i sistemi [continua..]

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