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Simone Torricelli, Libertà economiche europee e regime del provvedimento amministrativo nazionale, Maggioli Editore, Rimini, 2013, pp. I-300.

M. Renna

  

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Sommario:

1. - 2. - 3.


1.

Nello scenario più recente dei volumi di diritto amministrativo che proiettano lo studio della materia nella dimensione europea, la monografia di Simone Torricelli si segnala per essere uno dei contributi più significativi volti alla ridefinizione teorica di un ordinamento effettivamente integrato. L’originalità dello studio va segnalata in particolare rispetto al panorama, ormai assai ricco, dei volumi riconducibili al c.d. “diritto amministrativo globale”, che ha segnato il tramonto dell’approccio esclusivamente stato-centrico, costringendo la scienza pubblicistica a indagare la ricca trama di organismi sostanzialmente pubblici di varia specie, agenti sulla base di comuni principi amministrativistici, sussistenti al di là dei confini dello Stato e con esso (rectius: con i cittadini e le amministrazioni al suo interno) variamente interagenti. D’altro canto il volume di Torricelli si distingue anche dagli studi di “diritto amministrativo comunitario”, che ricostruiscono i procedimenti complessi nei quali sono competenti al contempo amministrazioni nazionali e comunitarie, palesando la diretta incidenza delle funzioni amministrative dell’Unione europea nel panorama interno; così come si differenzia dagli studi di carattere più marcatamente comparato, che segnalano continuità e discontinuità, in senso orizzontale, tra ordinamenti amministrativi europei. La peculiarità del volume va piuttosto ricercata nella rilettura sistematica delle profonde modifiche incise nel regime del provvedimento amministrativo, per effetto del suo interfacciarsi con le libertà economiche, che godono, grazie all’ordinamento comunitario, di uno statuto giuridico di protezione rafforzata. L’attuale fase d’integrazione europea rende, infatti, manifesta l’asim­metria tra regime delle libertà di circolazione europee e regime del provvedimento, che per un amministrativista implica un autentico capovolgimento dei termini tradizionali dell’indagine: laddove gli studiosi liberali erano posti dinanzi alla questione di tessere le garanzie dei cittadini rispetto al potere pubblico autoritativo, ora l’indagine sembra spostarsi sugli spazi che residuano al potere rispetto a un regime delle libertà (sovranazionali) di carattere fortemente pervasivo. La presa d’atto di una sorta d’inversione dei termini [continua ..]

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2.

Nella scansione degli argomenti indagati, il volume dà conto di una disarticolazione del regime del provvedimento amministrativo (che incide sulle libertà economiche) che consente di concentrare l’analisi intorno ad alcune questioni focali. Ad esempio, nel capitolo di apertura l’esame della questione relativa al rapporto tra esercizio del potere discrezionale e accesso al mercato consente all’Autore di indagare le trasformazioni indotte sulla discrezionalità dalla convergenza del principio di precauzione e di quello della predeterminazione delle regole in funzione della libertà individuale: si tratta di una mutazione non solo nel processo decisionale, ma nella stessa tecnica di selezione degli interessi e, conseguentemente, delle scelte possibili, che porta a irrigidire lo schema delle alternative legittime, con evidenti implicazioni sistematiche. Anche in tema di regimi autorizzatori, di cui si occupa il secondo capitolo, l’incidenza delle norme europee ha portato a tipizzare nei “motivi imperativi di interesse generale” i motivi che fondano la possibilità di provvedimenti autorizzatori che condizionino l’accesso ai mercati, costringendo gli Stati membri a una sorta di inversione dell’onere della prova circa la necessità del loro mantenimento, in un’ottica di proporzionalità. Ecco che, in tale contesto, gli istituti italiani di semplificazione (silenzio-assenso e SCIA), all’origine di non poche questioni ove li si legga nella dimensione delle garanzie, diventano meccanismi virtuosi nel più ampio scenario europeo, caratterizzato dal sospetto per i controlli amministrativi previ. Anzi, l’Autore dimostra come la diretta incidenza della garanzia rafforzata delle libertà economiche sulle scelte discrezionali consenta di risolvere una serie di questioni interpretative concernenti gli istituti di semplificazione, intorno alle quali sussiste un ampio dibattito dottrinale (nonché una giurisprudenza amministrativa definita “fortemente autoritaria”). Mano a mano che si avanza nella lettura del libro, si fa più forte l’im­pressione di un regime del provvedimento sempre più sclerotizzato per effetto di istituti ad esso apparentemente esterni. Così, nel terzo capitolo, l’Autore evidenzia la scossa che subisce il tradizionale legame teorico tra provvedimento e suoi effetti, in [continua ..]

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3.

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