Questo sito utilizza cookie per fini operativi e statistici, come descritto nella nostra Informativa sui cookie e su tecnologie analoghe. Per sapere a cosa servono i cookie e per impostare le proprie preferenze, visitare la nosta pagina sull uso dei cookie. Chiudendo questo banner, restando su questa pagina, o cliccando su qualsiasi elemento si acconsente al nostro utilizzo dei cookie. Per saperne di più Cookie policy

rivista della regolazione dei mercati

fascicolo 2|2015

Note sulla penalizzazione delle irregolarità migratorie

Il decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 di Attuazione della direttiva Recast 2012/34/UE che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico

di Livia Lorenzoni*

Sommario: 1. Premessa. – 2. Il quadro normativo europeo. – 3. Le problematiche aperte e la direttiva di rifusione. – 4. Il recepimento in Italia della direttiva. Le disposizioni generali. – 5. Le imprese ferroviarie. – 6. Il gestore dell’infrastruttura. – 7. I canoni di accesso alla rete. – 8. L’assegnazione della capacità dell’infrastruttura e l’organismo di regolazione di settore. – 9. Conclusioni.

1.    Premessa

Il settore ferroviario costituisce uno dei campi nei quali gli obiettivi di liberalizzazione dei servizi economici di interesse generale forniti dalle grandi industrie a rete è risultato maggiormente problematico. Le notevoli barriere tecniche all’ingresso che lo caratterizzano ne hanno per lungo tempo giustificato la gestione da parte di imprese monopolistiche, verticalmente integrate, soggette ai pubblici poteri, in totale assenza di trasparenza nell’attività contabile. Il diritto comunitario, a partire dai primi anni Novanta, ha aperto la strada per una liberalizzazione dell’offerta di servizi, mediante la separazione della rete ferroviaria, gestita necessariamente in modo unitario, e l’introduzione del diritto di accesso per le imprese ferroviarie degli Stati membri, a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, per lo svolgimento di determinati servizi di trasporto dei quali è stata gradualmente prevista l’apertura alla concorrenza. Il potere delle autorità pubbliche nazionali in relazione all’accesso alla rete ferroviaria è stato confinato alla verifica non discrezionale del possesso dei requisiti normativamente previsti per operare come impresa ferroviaria nell’ambito dell’Unione europea. È stato stavilito il requisito dell’indipendenza del soggetto preposto alle funzioni di attribuzione della capacità infrastrutturale dalle imprese ferroviarie ed è stata prevista l’istituzione di un organismo di regolazione indipendente dai soggetti operanti nel settore.

Ciò nonostante, le esperienze di privatizzazione e liberalizzazione del settore ferroviario di molti Stati membri non sono risultate idonee a soddisfare i requisiti imposti dal diritto europeo né a promuovere gli obiettivi di liberalizzazione ad esso sottesi. Al fine di rendere maggiormente chiara ed efficace la disciplina di settore, la direttiva europea 2012/34/UE, del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012 ha operato una rifusione e riunione in un unico testo normativo delle disposizioni contenute nelle diverse direttive di liberalizzazione del settore ferroviario stratificatesi nel tempo[1]. La direttiva ha introdotto alcune modifiche alla normativa esistente con l’obiettivo di rafforzare le misure di promozione della concorrenza nel trasporto ferroviario tra i diversi Stati membri e la libera circolazione di persone e merci, in funzione della creazione di un mercato unico. In particolare, la direttiva ha introdotto norme volte ad aumentare gli investimenti nel settore e renderne più efficiente la gestione, a rafforzare gli elementi di trasparenza e di imparzialità nella gestione dell’infrastruttura, intesa in senso ampio, ad aumentare l’indipendenza degli organismi di regolazione e delle imprese operanti nel settore dai pubblici poteri che, in molti Stati, continuano a detenere un forte controllo sull’industria.

Il recepimento della direttiva è avvenuto in Italia il 25 luglio 2015 con l’entrata in vigore del d.lgs. 15 luglio 2015, n. 112. Sebbene tale decreto abbia in gran parte riaffer