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F. Bassan, Potere dell'algoritmo e resistenza dei mercati in Italia. La sovranità perduta sui servizi, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2019, p. 205

Laura Ammannati

1. Nello scenario recente degli scritti che anche in Italia si stanno intensificando sulle trasformazioni prodotte dalla inarrestabile pervasività degli algoritmi il libro di Fabio Bassan si segnala per un approccio diretto a prefigurare concrete possibilità di regolazione della gestione e dell’uso dei dati.

Fin dalle prime pagine l’A. osserva come l’acquisizione e gestione dei dati rappresenti il tema cruciale dal quale prendere le mosse. Innanzitutto per la pre­senza di nuovi operatori di dimensione globale la cui attività originaria consiste nella gestione dei dati. Inoltre per la capacità che questi hanno di organiz­zare e sfruttare i dati in tempo reale e per finalità diverse da quelle del­l’at­tività che li ha generati (uso commerciale per marketing, profilazione dei consumatori, ecc.), sbaragliando così le linee di confine tra i mercati, riducendo le barriere di accesso, vanificando le regole giuridiche di organizzazione dei mer­cati e allargando il fenomeno della de-regolazione digitale.

In questo contesto la progressiva dipendenza dalle tecnologie digitali fa emergere la tendenza dei soggetti privati (ma anche delle istituzioni pubbliche) a rimpiazzare norme e regolazioni tradizionali con una regolazione basata sulla tecnologia messa in atto attraverso il codice sorgente, quale testo base per la definizione di un programma o di un algoritmo, scritta in linguaggio binario e necessariamente dipendente da modelli matematici.

Come è stato ampiamente dimostrato già un ventennio fa, dal momento che le interazioni economiche e sociali apparivano sempre più governate dalla tecnologia e dal software, questi elementi venivano visti come modalità di regolazione dei comportamenti. Così lo stesso codice finiva per rappresentare, insieme a stato, mercato e norme sociali, una forma di regolazione (“code is law” secondo l’espressione di L. Lessig ancora nel 1999) in quanto promuove certi valori o li rifiuta, rende possibili certi comportamenti oppure li rende impraticabili.

In tal modo il codice ha assunto e progressivamente va a sostituire le funzioni proprie del diritto e, allo stesso tempo, il diritto sta assumendo i caratteri del codice (“law is code”). Così il codice dell’algoritmo diventa “il nuovo diritto co­mune dei mercati” definitivamente a dimensione globale.

Siamo così di fronte ad un mondo dei dati che rappresentano un asset essenziale, una risorsa irrinunciabile per le diverse attività economiche o per i diversi servizi che ne richiedono l’uso per funzionare e il cui valore è mutevole a seconda delle applicazioni o dei particolari servizi per i quali i dati sono raccolti o richiesti.

L’analisi, quindi, viene svolta seguendo una duplice [continua..]

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