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Verso una nuova regolazione delle piattaforme digitali

Filippo Donati, Professore ordinario di diritto costituzionale, Università degli Studi di Firenze. Consigliere del Consiglio Superiore della magistratura e Presidente dell’Europea Network of Councils for the Judiciary

Towards new rules for digital platforms

Key Words: Regulation – Digital platforms – Competition – Artificial intelligence

Molti auspicano una incisiva regolazione [1] delle grandi piattaforme online – motori di ricerca, social media e siti di e-commerce – che ormai esercitano una sempre maggiore influenza sulla vita di larga parte della popolazione mondiale [2].

È evidente il cambio di approccio rispetto al passato. Fino a poco tempo fa era diffusa l’idea che le imprese digitali dovessero essere lasciate il più possibile libere di sviluppare e offrire sul mercato i propri prodotti e servizi. La direttiva e-commerce (direttiva 2000/31/CE), che in linea di principio esclude la responsabilità dei fornitori di servizi internet per i contenuti diffusi in rete dagli utenti, ben riflette l’idea di fondo che ha ispirato i legislatori di tutto il mondo ai tempi in cui Internet si stava affermando. Allora era diffusa la concezione del word wide web come spazio libero, refrattario alle regole tradizionali, che richiede una regolazione minima, volta essenzialmente a tutelare e promuovere la libertà d’impresa e la libera circolazione di idee e informazioni.

Il panorama dei mercati digitali, però, non è più quello di un tempo. Allora la rete era utilizzata da una limitata fascia di persone per servizi di comunicazione, di prenotazione online e di e-commerce. Oggi Internet accompagna la vita quotidiana di larga fetta della popolazione mondiale. Nei paesi sviluppati, sono sempre di più le persone che ormai passano buona parte del loro tempo online per scambiare e ricevere informazioni, per svolgere riunioni di lavoro, per effettuare transazioni economiche, per accedere ai servizi della pubblica amministrazione e così via. La pandemia ha accentuato ulteriormente questo fenomeno. Una serie di attività essenziali come il lavoro, l’istruzione, la giustizia, che non potevano essere svolte attraverso gli strumenti tradizionali a causa dell’obbligo di distanziamento, hanno dovuto, per necessità, proseguire in forma digitale. Di ciò hanno indubbiamente beneficiato soprattutto le cosiddette Big Tech, come confermato dall’enorme incremento dei valori di queste imprese sui mercati azionari. Tra queste spiccano alcuni giganti americani conosciuti con l’acronimo GAFAM, cioè Google (Alphabet), Apple, Facebook, Ama­zon e Microsoft, cui si nono progressivamente aggiunte varie imprese cinesi, le cosiddette BATHX, ovvero Baidu, Alibaba, Tencent, Huawei e Xiaomi.

Le grandi piattaforme online, se offrono ai propri utenti nuovi importanti strumenti di esercizio di diritti e libertà fondamentali, espongono gli stessi a non trascurabili rischi. Assistiamo alla crescente diffusione di fake news e di hate speech, a casi di controllo [continua..]

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